Progetto Brasile AGESCI

Il racconto di Camilla - 2009

Un ponte verso il futuro, condividere, accogliere e nel nostro piccolo aiutare.

Contraddizioni.

Perché il brasile? perché un osto così lontano??

Che cosa ci spinge ad andare così lontano???? partire, uscire dà se, rompere quella crosta di egoismo che ci imprigiona nel nostro io...

Oso,vado oltre l’orizzonte, una nuova sfida...

Imparo ad affrontare la realtà, conosco il mondo, ciò che accade,ciò che si vive fuori dal mio piccolo sguardo fatto di amici, famiglia, università, lavoro, scout...per comprendere....E’ questo che mi spinge all’Altro, al diverso, al lontano....

Non fermarsi a me al mio modo di vivere ma cercare di conoscere gli altri per diventare un noi.l’umanità è più grande.

Credere,essere certa che nel nostro piccolo il mondo si può mogliorare...

E allora cercare di capire,nonostante lo smarrimento di vivere una nuova cultura, un’ altra realtà..

E sei in Brasile.

 

 

Ti senti  lo straniero, l’estraneo, il diverso, e ti accorgi di come le situazioni rispetto a 10 ore prima dell’atterraggio si siano ribaltate. E’ ora il momento di mettersi in discussione, in gioco, per farci stimolare dalle dissonanze....

Ti guardi intorno ed oltre ad avere immediatamente tutti gli occhi sulla tua pelle bianca, vedi anche tanti sorrisi, allegria, senti musica assordante che poi imparerai ad amare e che per tutto il tempo ti accompagnerà e spesso l‘odore di fritto se sei in “città, o di Xixi se sei nella favela più degradata....

E poi la luna che ti sorride e ti rende ancora più felice, come se anche lei stesso ridendo un pò di te, per la situazione che hai scelto di vivere e per te, come se ti stesse incoraggiando a vivere a pieno questa nuova possibiltà....

Voglia di conoscere, scoprire eincontri tante persone che provano anche loro la stessa curiosità nei tuoi confronti ed allora una relazione è instaurata...

In brasile è così, non costruisci  case, tetti, ponti o pozzi ma intrecci fili per costruire relazioni....con persone che non smettono di sorridere nonostante le difficoltà, il cui abbraccio ti fa sentire importante anche se vi siete appena conosciuti.

Il brasile è relazione innanzitutto, con i bambini che incontriamo negli asili la mattina che continuano a chiamarti “Tio,Tia” (zio,zia) che cercano ti attirrare l’attenzione ballando la capoeira o urlando. Bimbi che ti saltano addosso, che vogliono danzare con te, che ti pettinano facendoti male ma a cui non puoi dire nulla sia per la difficoltà nel parlare sia perchè li vedi proprio felici. Bimbi che, nell’ora di nanna tutti insieme, si avvicinano a te e ti raccontano una favola in brasiliano e tu capisci la metà ma sei commossa, loro, i bimbi, che vivono nel nulla in una baracca di legno o come meninhos de rua per strada e di nulla con quel poco che i genitori portano a casa che si prendono cura di te che  a casa hai persone che ti amano, ti vogliono bene, che magari al tuo ritorno ti avranno fatto un pensierino... ed invece riscopri i grazie ai bimbi piccoli gesti che ti fanno sentire accolta nonostante le difficoltà della comunicazione.

e tu? ti senti inutile, che cosa puoi dare loro??? oltre ad un abbraccio, ad un sorriso ad una danza che li fa morire dal ridere...

 

Fili intrecciati come quelli degli aquiloni che volano alto, alto, sù nell’azzurro del cielo che fanno sognare ad occhi aperti  con il naso all’insu. I  piedi rimangono per terra, però. In quella terra rossa, viva del brasile non ancora vissuta degnamente, a volte carica di rifiuti, sfruttata da pochi per il male di molti.

”Pipa”, così si chiamano gli aquiloni con cui i ragazzi s’intrattengono per ore, con cui fanno gare.. vedere nei loro occhi l’orgoglio mentre ci parlano delle loro creazioni.... e poi scopri che vivono nell’orfanotrofio che già il nome ‘s.o.s. criancas’ ti fa rimanere perplesso...

poi entri, ti guardi attorno...

puzza di xixi, odore acre.

Qualcosa di attorciglia lo stomaco.

Spazi immensi, scopri che era un carcere.

Non capisci.non ci credi. ”non può essere”.

Attonita, occhi spersi che cercano di capire il senso di qual luogo.

E ti accorgi che per loro è la normalità ciò che per te è assurdo. Ciò che per noi è qualcosa di impossibile, che non dovrebbe esistere, in brasile è una possibilità, anzi La possibilità di non essere in strada ma di avere un tetto sopra la testa.

Tanti bimbi, una sola educatrice durante il giorno e solo un uomo per la notte, il guardiano.

La notte, spazi grandi, tristezza che al solo pensarci mi fa stare male, ed il mal di stomaco non ti abbandona, inizi a capire, a comprendere quella realtà, è difficile, sarebbe più facile scappare, chiudere gli occhi far finta di non avere visto nulla ed invece no non puoi, ti senti in obbligo, in dovere di fare qualcosa, ma che cosa???

Innanzitutto parlare, urlare gridare, far conoscere quelle situazioni e nel piccolo aiutare....

 

Inizi a porre domande, superi il disagio di non saper parlare e chiedi, chiedi il perchè.

E la realtà è che ci sono tanti, troppi bimbi, abbandonati a loro stessi persino di pochi mesi che vengono accolti in questo orfanotrofio, che di accogliente non ha nulla ma queste donne cercano di fare quel che possono e allora entri nell’ottica del meno peggio, del fare qualcosa di piccolo nell’immediato sperando che poi sbocci in qualcosa di pù grande.

Le donne, protagoniste assolute del riscatto brasiliano.

Donne. Mamme con una gran voglia di fare, di aiutare gli altri e tu che ormai hai condiviso parecchio tempo con loro, inizi a comprendere tutti i sacrifici che fanno per portare avanti un asilo, un’educazione, una speranza di futuro diversa per i piccini che frequentanto i loro asili.

E capisci che in questa terra di forti e disarmanti contraddizioni, dove il 5% della popolazione detiene tutte le ricchezze e dove la maggiorparte dei brasiliani vivono in condizioni di estrema povertà (e non come da noi gli immigrati), dalle grandi potenzialità, il brasile è il maggior paese con area coltivabile del mondo, il 2°produttore mondiale di minerali di ferro, il 6°di alluminio, il 4° di birra...necessariamente diventa fondamentale l’educazione.

Asili in cui i bimbi imparano ogni cosa,dall’ importanza di lavarsi i denti, a farsi la doccia che spesso a casa non hanno la possibilità di fare, a saper leggere scrivere e soprattutto l’uguaglianza, a scuola sono tutti uguali dal più fortunato al bimbo che abita con 8 fratelli in una stanza con 1 sorella gravemente disabile, la mamma che non lavora ed il padre saltuariamente.

Educazione che però deve essere accompagnata da esempi che purtroppo ancora mancano, i famigliari spesso sono i primi che non capiscono la necessità di guardare avanti con occhi nuovi e voglia di fare ed invece preferiscono ubriacarsi tutto il giorno o farsi di crack... mentre le donne figliano e fanno quel che possono....

 

Ma perfino la natura, gli alberi giganteschi, la mata maestosa, verde, rigogliosa ti fa sperare,ti dà carica e serenità. Voglia di fare, di aiutare per come si può e per quel che si può. Iniziando da noi stessi, tornare a casa un pò cambiati, arricchiti, sapendo che abbiamo persone che ci pensano, che ci amano, anche dall’altra parte della terra. E cercare di donare all’altro un decimo di quello che abbiamo ricevuto perchè anche lì ci siamo sentiti amati, accolti, a casa. E sono le persone che rendono speciale il brasile, ed è per loro, per tutti i loro abbracci, per i volti ed i sorrisi di tutti i bimbi che ho incontrato, che ho voglia di impegnarmi, di far conoscere, testimoniare ciò che ho vissuto e come si vive là, capendo che nonostante tutti i problemi e le fatiche della nostra quotidianità c’è chi, magari anche qui, veramente vive con molto meno ma con più sorrisi. E questo è guardare al futuro con energia! Cercando di esser e uno strumento per il miglioramento, un ponte verso il futuro, consapevoli che da soli si può fare ben poco.

Mi Impegno sapendo che:
“Per aiutare bisogna comprendere,non si comprende senza accogliere per accogliere è necessario condividere”

 
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