Dal trentuno di luglio al venticinque di agosto noi, noviziato Brescia cinque, insieme al clan del chiodo del Milano ventidue e ad una numerosa staff, abbiamo partecipato al progetto agesci “da Mata Escura a Mata Atlantica”.
Salvador de Bahia.
Brasile.
Siamo arrivati spinti dall’entusiasmo, dalla curiosità, dalla voglia di conoscere una nuova e così diversa realtà…
Desideravamo vivere un’esperienza forte, vedere l’altra parte del mondo in diretta dai nostri occhi, staccare dalla quotidianità, sentirci utili, crescere, cambiare…
Scrivere di questa esperienza…
Difficile districare il groviglio che in questi ventisei giorni si è formato nel mio stomaco.
Groviglio di emozioni, esperienze…
Provo ad afferrare il capo del filo…tiro…
Vedo gli asili…
Le maestre cariche di forza, amore, passione.
I bambini che qui riescono a ridere e giocare nonostante la dura realtà in cui vivono.
Noi…che entusiasti e un po’ impacciati improvvisiamo giochi, canzoni, danze…per strappare un sorriso a questi grandi occhi neri che ti scrutano riconoscenti.
Vedo l’ACOPAMEC…
Un istituto che ci ha ospitati…
Diventato ormai la nostra casa.
Vedo le suore: Irma Raffaella, Irma Claudia… fortissime, combattive, tenaci…amano.
Vedo le ragazze che abitano lì… nei loro occhi, nelle loro parole i segni di una sofferenza ancora troppo vicina.
Eppure così capaci di ridere, di scherzare, di ballare, di gioire…
Vedo i ragazzi che seguono i corsi di artigianato, parrucchiere, estetista, informatica…costruttori di futuro.
Vedo il Meu Brasil…
Un’associazione che lì a Mata Escura ha costruito una scuola di arte e lavoro per i ragazzi della favela…
Per incoraggiarli, per far crescere in loro un po’ di autostima, per fargli capire che loro valgono…
Vedo i mosaici, i dipinti, le sculture fatte dai ragazzi… arte.
Amore.
Vita.
Speranza.
Sogni…
Alzo gli occhi…vedo il cielo.
La luna.
La prima cosa che mi ha colpito del Brasile… lì la luna ti sorride e cresce con te.
Luna che illumina, guida, conforta…
I pali della corrente elettrica… con mille fili che si aggrappano speranzosi…
Paiono tanti pentagrammi nel cielo…una melodia accompagna i tuoi pensieri..senti questa musica!
Mi colpiscono i contatori dell’Enel…
Mi colpisce che in una realtà del genere, priva di ogni comodità, spoglia di modernità, vi siano queste scatolette che misurano la quantità di energia elettrica utilizzata…da pagare.
E sempre in questo cielo vedo gli aquiloni.
Una ricerca, un protendersi verso l’alto.
Aquiloni che volano…in alto…insieme a sogni di bambini che giocano.
Bambini a piedi scalzi, piedi saldati a terra… saldati a questa realtà così dura e sofferente…
Piedi scalzi, terra rossa…
Forte legame con la propria terra, con il proprio paese.
Vedo, allora, Marcio…
Un ragazzo brasiliano che fonda un gruppo scout para militare, la FHM, per accogliere i ragazzi della favela, per crescerli, per strapparli alla sofferenza…
Vedo la sua forza e la sua tenacia nel portare avanti il suo progetto di tutela dell’ambiente…per crescere, per far crescere il suo paese che ha tanto a cuore…
Orgoglio, patriottismo…valori che noi non sentiamo più, che anzi nella nostra quotidianità percepiamo sotto una luce negativa ma che qui e ora ci colpiscono tantissimo.
Mata.
Natura…
Mai visto nulla di simile…
Occhi sognanti, bocche spalancate…noi, a contatto con la natura, immersi in essa.
Ci sembra di stare in un film…
Abbandoniamo la nostra poltrona, scendiamo da quei pulmini con vetri oscurati e aria condizionata…
Entriamo nel film.
Viviamo.
Vivere…
Vivere un sogno…
Un sogno che si fa carne nella testimonianza, negli occhioni neri dei bimbi che ci chiedono di tornare, nei nostri occhi lucidi che, cadendo nella realtà, cercano di strappare un pezzo di sogno da portare con sé…
Ho come l’impressione di aggrovigliare sempre più questo filo dentro me…
Forse dovrei parlare della povertà, delle favelas, di quella famiglia con dieci figli che vive in una baracca di quattro metri quadrati…della figlia maggiore, tredici anni, una bambina che come una matrioska porta dentro sé un’altra bambina…
Dovrei parlare delle fogne inesistenti, dei fiumi inquinati, della puzza e degli insetti, del fango, delle mucche magrissime, dei pidocchi, delle pance gonfie, del fatto che in questo paese di piccole matrioske la prevenzione non esiste, i padri non esistono…
…del turismo sessuale, della pedofilia, della droga…
Dovrei dire che per una bambina di dodici anni è normale vivere le sue prime esperienze sessuali…magari con un trentenne pronto a mentire e sparire…
Dovrei gridare che il governo non fa nulla…e che mi ha colpito vedere un popolo, potenzialmente pieno di forze, che non lotta…
Dovrei parlare del forte razzismo nonostante l’ottanta percento della popolazione sia nera…
Dovrei parlare dei contrasti…grattacieli recintati, favelas, Brasile: primo produttore al mondo di caffè, arance e canna da zucchero, il secondo di manioca, fagioli, soia carne bovina e pollame, il terzo di zucchero e granturco, Brasile: secondo esportatore mondiale di polli, quarto di carne suina, Brasile: centro di eccellenza in settori come ingegneria aereonautica, alta tecnologia petrolifera, sviluppo di satelliti, arricchimento di uranio e vaccini, Brasile: secondo fabbricante mondiale di rivestimenti in ceramica e compressori per refrigerazione, il quarto di birra, il quinto di benzina, il sesto di sigarette, il settimo di frigoriferi, Brasile: dodicesimo produttore mondiale di automobili, Brasile: terzo fabbricante mondiale di aerei per voli regionali e di addestramento, Brasile: maggiore mercato mondiale di informatica, Brasile: secondo produttore mondiale di minerali di ferro, il quinto di manganese, il sesto di alluminio, il settimo di oro, l’ottavo di stagno…e chi se l’aspettava?!
Eppure, oltre a tutto questo, ho visto il Sogno.
La voglia di crescere…
L’ho ascoltato nelle parole di un ragazzo-stilista, di un ragazzo-architetto, di una bambina-medico…
L’ho visto negli aquiloni che volano leggeri…negli smalti, nelle treccine, nei mosaici…
L’ho sentito nella passione durante le partite di calcio…
L’ho gustato nel pane…
L’ho indossato con le collane, con gli anelli, con i braccialetti…
Ho visto ricchezza, nobiltà, amore, accoglienza… in aeroporto, a Itabuna, all’ACOPAMEC, al Meu Brasil, alla sede dell’Assemblea Legislativa, in chiesa…
Tra i flash, le canzoni, le danze… impossibile non vedere, non sentire…non commuoversi davanti al vero piacere dell’accogliere, alla gioia.
Brasile: bambini. Donne e uomini.
Solarità!
Felicità!
Semplicità!
Calore!
Sì…è proprio questo che ora mi manca tanto…quella felicità semplice e tanto bella…data da un sorriso, da una pernacchia, da una parola pronunciata male, da una danza…
Mi manca quel calore e quell’amore che hanno fatto di un posto così lontano la nostra casa.
Mi mancano gli occhi dei bambini, i loro sorrisi e i loro abbracci.
Solo ora riesco a capire cos’è la saudade…
Ora che in ogni gesto, in ogni parola, in ogni sguardo rivedo il Brasile.
Ora che ripartirei subito per riabbracciare tutti.
Ora che griderei al mondo intero di partire, di vivere, di aprire bene gli occhi e svegliare tutti i sensi, di rifiutare destini prescelti e programmi, di cancellare ogni preconcetto, di abbattere ogni muro, di guardare oltre il proprio naso e aprire le proprie braccia per donare, lasciarsi sorprendere e contagiare da un’immensa allegria di vivere.
Ora che mi accorgo di essere partita per dare ma di essere tornata avendo ricevuto…
Non è la strada di chi parte e già vuole arrivare
Non è la strada dei sicuri, dei sicuri di riuscire
Non è fatta per chi è fermo, per chi non vuol cambiare
È la strada di chi parte ed arriva per partire
…Pronta per ripartire…