Progetto Brasile AGESCI

Il Racconto di Eleonora - 2006

Nel tragitto dall’aeroporto alla favela, i nostri sensi sono ancora intorpiditi dall’abituale mondo che ci ha visti crescere nell’emisfero opposto, ma uno per volta, lentamente, riprendono a funzionare e a stimolare i nostri pensieri. Scendendo dal pulmino sgangherato il nostro olfatto viene coinvolto da un misto di coriandolo, cumino e cetriolo, un aroma particolare, non esattamente gradevole. Ma ecco che con il passare delle ore il nostro naso viene a contatto con il profumo delicato dell’essenzialità, con la fragranza dell’ospitalità che ci ha accolto e si respira a pieni polmoni serenità, dimenticandosi della miscela iniziale.


Così accade al gusto, dopo un restio assaggio di latte caldo, riso e cocco nelle scuole elementari, il nostro palato si lascia subito rapire dal sapore genuino della preghiera delle Suore, che annaffia e accompagna la loro azione sempre rigogliosa, l’attenzione sempre viva. E con stupore scopriamo la bontà delle piccole cose, preparate con cura, quella cura che le rende grandi e le scrive con l’indelebile nei nostri ricordi.


L’udito viene stimolato in modo decisamente diverso: non cambia ciò che si sente, ma cambia l’orecchio di chi ascolta. La musica irrompe dalle finestre ad ogni ora, il brulichio della vita in strada oltrepassa muri e porte dall’alba a notte fonda, sembrando disturbare il nostro riposo, ma se dal semplice udire si passa al profondo ascoltare tutto rientra in un enorme concerto armonioso, che ci ricorda come in ogni istante sia splendido giocarsi in questa immensa partita.


Parlavamo di partita...i primi colpi a pallone un po’ imbarazzati insieme ai ragazzini e le strette di mano vigorose delle educatrici non possono non riattivare il nostro senso del tatto, fino a renderlo contatto! Contatto con i bambini e i ragazzi, con le loro carezze, contatto con i grandi, con i loro progetti e le loro speranze, contatto con la comunità, tutta, unita in un abbraccio di pace, per sgomitolare quel filo di violenza che si arruffa tra i vicoli e le baracche, per renderlo un filo di seta preziosa, che fa da cornice al disegno di Dio.


Ed è proprio dopo aver assimilato l’aroma dell’impegno e della dedizione, la squisitezza della solidarietà gratuita pur in condizioni di estrema povertà, il ritmo e l’armonia dei canti e delle parole, la vicinanza dei sentimenti, ecco è proprio dopo tutto ciò che la nostra vista ha imparato ad andare oltre, a osservare in profondità la gente, per coglierne le singole persone, a vedere con il cuore ciò che prima sarebbe forse stato a priori scartato dai nostri sensi.


Quando incrociando gli occhi dell’altro non si passa avanti, ma si tagliano le distanze e ci si lascia avvolgere da una realtà grande, molto più grande di noi, come la gioia di vivere, di esserci e di partecipare, ecco, è allora che si è chiamati a testimoniare tutto questo, apprezzando la propria realtà quotidiana con naso, gusto, orecchie, mani e soprattutto occhi...diversi...è come scoprire di essere dotati di un sesto senso, che accomuna l’intera umanità allo stesso modo, ma purtroppo poco valorizzato...quello della vocazione alla felicità!

Eleonora

Salvador de Bahia - Estate 2006

 
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